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Foto rubate e pubblicate su un sito a luci rosse: cinque ragazze di Aprilia tra le vittime. Maxi inchiesta della Procura di Roma

Aprilia (martedì, 23 settembre 2025) — Ad Aprilia sono almeno cinque le ragazze che, con coraggio, hanno varcato le porte del commissariato di Polizia di via Monticello per denunciare un fatto gravissimo: la pubblicazione non autorizzata di loro immagini sul portale a luci rosse phica.net.

di Sofia Cilli

Il caso era esploso a fine agosto, quando sui social iniziarono a circolare le prime segnalazioni di donne che avevano scoperto di essere finite, a loro insaputa, su quella piattaforma. Da allora è partita una vera e propria valanga di denunce che, da nord a sud Italia, ha coinvolto centinaia di vittime. Aprilia e il territorio pontino non sono stati risparmiati.

Le giovani apriliane hanno raccontato agli investigatori di aver trovato online foto intime o comunque immagini tratte dai loro canali social, accompagnate da commenti volgari, sessisti e offensivi. Un’umiliazione doppia: non solo l’invasione della propria privacy, ma anche la violenza di una gogna pubblica capace di amplificare l’impatto psicologico di chi ne resta coinvolto.

Le denunce raccolte ad Aprilia sono state trasmesse alla Procura di Latina, che le ha poi inviate alla Procura di Roma. È quest’ultima ad aver aperto un fascicolo d’indagine, delegando gli accertamenti alla Polizia Postale. Il primo provvedimento disposto dai magistrati romani è stato il sequestro del sito: oggi, collegandosi al dominio, campeggia la scritta “Dominio sottoposto a sequestro”.

Il fenomeno, però, resta ampio e preoccupante. Molte vittime hanno dichiarato di aver scoperto la presenza delle proprie foto grazie ad amici o conoscenti che le avevano riconosciute sulla piattaforma. La facilità con cui contenuti privati possono essere sottratti, condivisi e diffusi online solleva interrogativi inquietanti sulla tutela della privacy e sul rispetto della dignità delle persone.

La vicenda di Aprilia si inserisce dunque in un contesto nazionale più vasto, che evidenzia la necessità di strumenti più incisivi per contrastare il fenomeno della “revenge porn” e della diffusione non consensuale di immagini private.

“Parliamo di reati che devastano la vita delle persone – spiegano fonti investigative –. È fondamentale denunciare subito, senza vergogna: più tempestiva è la segnalazione, più possibilità ci sono di rimuovere i contenuti e risalire ai responsabili”.

Intanto, il coraggio delle cinque ragazze apriliane che hanno scelto di esporsi e denunciare rappresenta un segnale importante: la risposta a questa forma di violenza digitale deve essere collettiva, unendo vittime, istituzioni e forze dell’ordine per impedire che simili episodi continuino a ripetersi.

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Last modified: Settembre 23, 2025
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