Aprilia — Nella cornice della Settimana della Cultura d’Impresa di Confindustria si è svolto l’incontro “Dal silenzio all’azione: Impresa e Scuola contro la violenza di genere”, un appuntamento che ha messo al centro il ruolo strategico del mondo produttivo e delle istituzioni scolastiche nella lotta a un fenomeno che continua a rappresentare una ferita aperta nella società italiana.
di Sofia Cilli
L’evento arriva in un momento particolarmente delicato, segnato dai nuovi risultati dell’Indagine Istat sui pregiudizi di genere e sulla percezione della violenza nelle relazioni affettive. Se alcuni indicatori mostrano timidi segnali di miglioramento, i numeri che riguardano adolescenti e giovanissimi restano preoccupanti.
Secondo l’Istat, oltre un terzo dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ritiene normale che il partner controlli telefono o social, una pratica ormai diffusa e spesso minimizzata, ma che costituisce a tutti gli effetti una forma di violenza psicologica. Ancora più allarmante è il dato relativo alla violenza fisica: più di uno su dieci considera “accettabile” che in una relazione si arrivi allo schiaffo “ogni tanto”, mentre il 7,3% giudica comprensibile che un ragazzo colpisca la propria fidanzata se ha flirtato con un altro.
«Sono segnali che non possiamo permetterci di ignorare», ha dichiarato Alda Paola Baldi, vicepresidente di Unindustria con delega al Capitale Umano. «La presenza così radicata di questi atteggiamenti dimostra quanto la violenza di genere sia ancora normalizzata. Accanto a politiche di contrasto e protezione, serve un lavoro educativo ampio, costante e condiviso, che coinvolga scuole, imprese, famiglie e media».
Unindustria, insieme agli istituti scolastici del territorio, ha presentato una serie di iniziative che puntano a colpire il problema alla radice: cineforum con testimonianze dirette, percorsi di orientamento nei luoghi di studio e di lavoro, spazi di lettura dedicati a autori che affrontano il tema della violenza e masterclass per la produzione di contenuti multimediali destinati a sensibilizzare coetanei e comunità.
Per Miriam Diurni, Delegata Unindustria per Cultura d’Impresa, Etica e Certezza del Diritto, la strada è chiara: «Investire nella formazione significa agire sulle leve culturali che generano la violenza. Ai giovani non basta dare informazioni: servono strumenti critici, occasioni di confronto e percorsi che li aiutino a mettere in discussione stereotipi e narrazioni tossiche sulle relazioni. Solo così è possibile costruire una società fondata su rispetto, parità e libertà».
L’appuntamento, parte della XXIV edizione della Settimana della Cultura d’Impresa, ha confermato la volontà delle realtà economiche e scolastiche di fare fronte comune. Un impegno che, alla luce dei dati, non è più solo auspicabile ma indispensabile per trasformare il cambiamento culturale in una responsabilità condivisa.
A Roma, nella cornice della Settimana della Cultura d’Impresa di Confindustria, si è svolto l’incontro “Dal silenzio all’azione: Impresa e Scuola contro la violenza di genere”, un appuntamento che ha messo al centro il ruolo strategico del mondo produttivo e delle istituzioni scolastiche nella lotta a un fenomeno che continua a rappresentare una ferita aperta nella società italiana.
L’evento arriva in un momento particolarmente delicato, segnato dai nuovi risultati dell’Indagine Istat sui pregiudizi di genere e sulla percezione della violenza nelle relazioni affettive. Se alcuni indicatori mostrano timidi segnali di miglioramento, i numeri che riguardano adolescenti e giovanissimi restano preoccupanti.
Secondo l’Istat, oltre un terzo dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ritiene normale che il partner controlli telefono o social, una pratica ormai diffusa e spesso minimizzata, ma che costituisce a tutti gli effetti una forma di violenza psicologica. Ancora più allarmante è il dato relativo alla violenza fisica: più di uno su dieci considera “accettabile” che in una relazione si arrivi allo schiaffo “ogni tanto”, mentre il 7,3% giudica comprensibile che un ragazzo colpisca la propria fidanzata se ha flirtato con un altro.
«Sono segnali che non possiamo permetterci di ignorare», ha dichiarato Alda Paola Baldi, vicepresidente di Unindustria con delega al Capitale Umano. «La presenza così radicata di questi atteggiamenti dimostra quanto la violenza di genere sia ancora normalizzata. Accanto a politiche di contrasto e protezione, serve un lavoro educativo ampio, costante e condiviso, che coinvolga scuole, imprese, famiglie e media».
Unindustria, insieme agli istituti scolastici del territorio, ha presentato una serie di iniziative che puntano a colpire il problema alla radice: cineforum con testimonianze dirette, percorsi di orientamento nei luoghi di studio e di lavoro, spazi di lettura dedicati a autori che affrontano il tema della violenza e masterclass per la produzione di contenuti multimediali destinati a sensibilizzare coetanei e comunità.
Per Miriam Diurni, Delegata Unindustria per Cultura d’Impresa, Etica e Certezza del Diritto, la strada è chiara: «Investire nella formazione significa agire sulle leve culturali che generano la violenza. Ai giovani non basta dare informazioni: servono strumenti critici, occasioni di confronto e percorsi che li aiutino a mettere in discussione stereotipi e narrazioni tossiche sulle relazioni. Solo così è possibile costruire una società fondata su rispetto, parità e libertà».
L’appuntamento, parte della XXIV edizione della Settimana della Cultura d’Impresa, ha confermato la volontà delle realtà economiche e scolastiche di fare fronte comune. Un impegno che, alla luce dei dati, non è più solo auspicabile ma indispensabile per trasformare il cambiamento culturale in una responsabilità condivisa.
Last modified: Novembre 22, 2025

