Lazio (mercoledì, 8 ottobre 2025) — A Roma, martedì 7 ottobre 2025, oltre mille imprenditori e istituzioni della regione Lazio si sono ritrovati al Palazzo dei Congressi per l’Assemblea generale di Unindustria. Ad aprire i lavori è stato il presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo, che ha delineato i grandi temi economici per il Lazio: competitività dei territori, strategia industriale europea, semplificazioni e innovazione per le imprese, e un Piano Industriale regionale capace di «rafforzarne l’identità e accrescerne la capacità di attrarre investimenti e capitali internazionali», valorizzando infrastrutture e reti e tagliando la burocrazia.
di Sofia Cilli
Biazzo ha ricordato che “non ci basta essere seconda regione d’Italia per Pil”: negli ultimi vent’anni il Lazio è cresciuto allineato alla media nazionale, ma «il valore aggiunto dell’industria manifatturiera si è ridotto». Per questo, ha spiegato, serve un “piano di interventi” orientato alla crescita dimensionale delle imprese e a nuovi investimenti strategici, anche puntando sulla digitalizzazione e l’intelligenza artificiale come leve di sviluppo futuro.
Al centro del discorso di Biazzo c’è stata però la visione infrastrutturale integrata per tutto il Lazio. Ha infatti sottolineato le potenzialità del suo territorio, che non si limitano solamente alla Capitale:
- Latina Città della Farmaceutica;
- Frosinone la Valle della buona Produzione;
- Cassino laboratorio della Mobilità innovativa e sostenibile;
- Aprilia, polo della Logistica e dell’Economia Circolare.
Il presidente di Unindustria ha chiesto una strategia unitaria: «La Frosinone-Latina, la Orte-Civitavecchia, la Salaria, la Cassia, la Roma-Latina, la Cisterna-Valmontone, la Sora-Cassino-Gaeta con il suo porto strategico insieme alla Tav nel basso Lazio, devono essere tutte opere di un unico masterplan, che può ridisegnare la geografia economica e sociale della nostra regione». Nella stessa prospettiva ha sottolineato che Rieti, Viterbo, Frosinone, Latina, Cassino, Aprilia e Civitavecchia devono essere collegate tra loro e a Roma «con infrastrutture moderne e sicure» entro 60 minuti. In altre parole, si tratta di tradurre in opere concrete lo spirito di collaborazione dimostrato dai sindaci dei vari territori. Ad esempio, come ha evidenziato il consigliere regionale Enrico Tiero nel commentare l’assemblea, va colta «l’idea di lanciare un’unità di missione dedicata alle infrastrutture»: una vera cabina di regia per completare le opere strategiche e mettere in campo «un piano di investimenti straordinario e coordinato per il Lazio».
Biazzo ha poi tracciato una sorta di “mappa ideale” delle vocazioni produttive laziali, ribadendo che ogni territorio ha punti di forza da valorizzare: Latina come «Città della Farmaceutica», Frosinone come «Valle della buona Produzione», Cassino come «laboratorio della mobilità innovativa e sostenibile», Aprilia come polo della logistica e dell’economia circolare. Anche la Tuscia è stata citata come la “culla del Made in” per le sue imprese. In sintesi, secondo Unindustria il Lazio può consolidare il proprio ruolo di «polo strategico per l’impresa in Italia» solo favorendo connessioni fra aree e filiere.
Gualtieri e Rocca: Roma e Lazio in prima linea
Nel talk moderato dalla giornalista Laura Chimenti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Francesco Rocca hanno mostrato una forte sintonia con le imprese. Entrambi hanno assicurato che l’amministrazione locale e regionale stanno lavorando per attivare collaborazioni pubblico-privato concrete, mettendo in campo progetti infrastrutturali da tempo attesi. Come racconta la ricostruzione di FirstOnline, Gualtieri e Rocca hanno dato «sostanzialmente ragione» agli imprenditori sottolineando che proprio questa cooperazione tra istituzioni e imprese è ciò che si sta mettendo in pratica. Hanno ricordato i passi avanti già realizzati grazie ai fondi europei (PNRR) e agli investimenti preparatori per il Giubileo: ad esempio, il termovalorizzatore della Capitale «farà le strade», come detto da Gualtieri in altre occasioni, cioè le ceneri saranno riutilizzate per colmare il gap infrastrutturale degli anni passati. Rocca, da parte sua, ha confermato l’impegno della Regione a reperire risorse per opere chiave come la superstrada Viterbo–Civitavecchia (la “Salerno-Reggio Calabria” laziale), che aspetta da anni di essere completata. Insieme, i due amministratori hanno voluto lanciare un messaggio di ottimismo e di “cultura del sì” per Roma e il Lazio: dalle periferie industriali (ad es. Aprilia e Pomezia nel sud del Lazio) alle zone interne come Viterbo e Rieti, si devono investire scelte che sostengano territori e imprese in crescita, senza lasciare indietro nessuno.
Investimenti, dazi e mercato globale: Orsini parla all’Europa
Il discorso del presidente nazionale di Confindustria si è focalizzato soprattutto sulle sfide nazionali e internazionali: ha ricordato che «l’industria rappresenta il 78% del welfare del Paese» e che senza imprese solide «non regge nulla». Orsini ha quindi sollecitato certezze per gli imprenditori: «Non possiamo vivere tutti i giorni nell’incertezza: a noi serve certezza», ha scandito, riferendosi ad esempio alle continue minacce di dazi (soprattutto dagli Usa) e alla volatilità dei cambi (un’eventuale svalutazione del 20% dell’euro sarebbe un disastro per l’export). Ha chiesto all’Europa di rispettare i suoi stessi accordi e di emettere Eurobond per tutelare la moneta unica, confermando anche il principio di «neutralità tecnologica» sugli investimenti green. In pratica, Orsini ha chiesto politiche UE e nazionali che accompagnino con strumenti stabili (non bonus temporanei) la transizione industriale 4.0 e 5.0 delle imprese, mettendo in campo pacchetti di sostegno agli investimenti in innovazione e infrastrutture.
In conclusione, dall’assemblea Unindustria 2025 emerge la volontà condivisa di fare rete: istituzioni e imprese si sono confrontate parlando un linguaggio comune, con l’obiettivo di far partire insieme piani di sviluppo concreti. Oltre alla Città di Roma, sono infatti le realtà di tutta la regione – da Latina (con Aprilia e le aree industriali costiere) alle province interne di Rieti, Viterbo e Frosinone – a doversi riconoscere in queste proposte. In quella “mappa ideale” tracciata da Biazzo, il Lazio punta a diventare «regione dell’impresa»: un luogo dove fare impresa è veloce (un’impresa attivabile in 60 giorni), dove le infrastrutture collegano tutti i territori e dove le potenzialità locali – chimica, meccanica, logistica, ecc. – possono trovare finalmente piena valorizzazione.
Il ministro Urso: “Da 4.0 a 5.0, serve stabilità e strumenti duraturi per l’innovazione”
A chiudere l’Assemblea è intervenuto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con un discorso che ha inteso rafforzare il messaggio lanciato dagli industriali: non più misure episodiche, ma strumenti strutturali per accompagnare la transizione tecnologica. Urso ha espresso completa convergenza con le richieste di Confindustria, affermando che «ora bisogna puntare sulle imprese» e che le risorse devono essere concentrate su chi fa innovazione.
Ha rimarcato che la Transizione 5.0, attualmente sostenuta in parte da fondi PNRR ma prossima all’esaurimento di quella dotazione, dovrà essere finanziata con risorse nazionali e “liberata” dai vincoli europei che ne hanno impedito l’accesso per settori particolarmente energivori come siderurgia, chimica, vetro, carta e ceramica.
Urso ha annunciato l’intenzione di introdurre nella prossima legge di bilancio un nuovo strumento incentivante, snello e flessibile, pensato per estendere alle imprese che tradizionalmente sono rimaste escluse i benefici dell’innovazione 5.0, modellandolo sui bisogni effettivi del tessuto industriale.
Infine ha preannunciato l’elaborazione di un “Libro Bianco Made in Italy 2030” che funga da guida strategica di lungo periodo per la politica industriale nazionale, con obiettivi e azioni chiare per sostenere la dimensione dell’impresa, la competitività tecnologica e la vocazione produttiva del Paese.
Con queste parole, Urso ha voluto aggiungere al dibattito regionale una prospettiva nazionale, ribadendo che la transizione verso l’industria 5.0 non è un’operazione esclusiva dei grandi poli tecnologici, ma una sfida che tocca tutti i territori — da Roma alle province più interne del Lazio — e che richiede coerenza, continuità e strumenti adatti anche alle piccole e medie imprese.
In conclusione, dall’assemblea Unindustria 2025 emerge la volontà condivisa di fare rete: istituzioni e imprese si sono confrontate parlando un linguaggio comune, con l’obiettivo di far partire insieme piani di sviluppo concreti. Oltre alla Città di Roma, sono infatti le realtà di tutta la regione – da Latina (con Aprilia e le aree industriali costiere) alle province interne di Rieti, Viterbo e Frosinone – a doversi riconoscere in queste proposte. In quella “mappa ideale” tracciata da Biazzo, il Lazio punta a diventare «regione dell’impresa»: un luogo dove fare impresa è veloce (un’impresa attivabile in 60 giorni), dove le infrastrutture collegano tutti i territori e dove le potenzialità locali possono trovare finalmente piena valorizzazione.
Last modified: Ottobre 8, 2025

