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Aprilia, discarica di Sant’Apollonia potrebbe cancellare il patrimonio archeologico

Aprilia (sabato, 16 agosto 2025) — Mentre i lavori per la realizzazione della discarica definitiva a Santa Apollonia, nel territorio di Aprilia, procedono senza sosta, affiora con sempre maggiore evidenza un paradosso che ha il sapore dell’errore storico. La relazione archeologica allegata al progetto autorizzato dalla Regione Lazio, infatti, mette in luce un dato inquietante: la costruzione del nuovo impianto rischia di cancellare per sempre un patrimonio archeologico che testimonia una presenza umana stratificata lungo decine di millenni.

di Sofia Cilli

Contrariamente a quanto suggerirebbe l’apparente marginalità della zona, Santa Apollonia non è affatto priva di valore storico: le indagini condotte a partire dagli anni Settanta e proseguite fino al dicembre 2023 hanno restituito un quadro completamente diverso, raccontando la storia di insediamenti rurali, di antiche vie di comunicazione, di reperti che affondano le radici nel Paleolitico e di tracce di civiltà che hanno modellato questo paesaggio attraverso epoche diversissime. Non un semplice terreno da adibire allo smaltimento dei rifiuti, dunque, ma un vero e proprio archivio di 50.000 anni di storia.

Le ricerche hanno identificato i resti di almeno due insediamenti di età repubblicana. Il primo, ancora individuabile fino al 2023, ha restituito frammenti ceramici e laterizi databili alla media età repubblicana, segni inequivocabili dell’esistenza di una fattoria rustica. Accanto, si distinguono i resti di un tracciato viario che conferma la presenza di una rete infrastrutturale romana nel cuore del Lazio antico. Il secondo sito, collocato al centro del pianoro, ha restituito negli anni materiali di pregio – tegole, vasellame a vernice nera, pesi da telaio e ceramiche di impasto chiaro – databili tra il V e il IV secolo a.C., indizi preziosi di un insediamento organizzato e culturalmente vivo. Oggi, però, di quel sito non resta più traccia: forse distrutto dall’attività estrattiva della cava attiva dagli anni Ottanta, forse semplicemente disperso, resta comunque una perdita irreparabile.

Ma la storia di Santa Apollonia non si ferma all’età romana. Nel 2023 gli archeologi hanno rinvenuto un manufatto litico riconducibile al Paleolitico medio, testimonianza che l’area era frequentata già 50.000 anni fa. Lungo le pareti settentrionali del pianoro, inoltre, sono state identificate due strutture ipogee interpretate come abitazioni rupestri altomedievali: un ritrovamento raro, che racconta di una continuità insediativa capace di attraversare millenni.

Di fronte a questo quadro, la decisione di localizzare proprio qui un impianto di smaltimento appare come un grave cortocircuito tra pianificazione e tutela del patrimonio. L’assenza di segnalazioni archeologiche nel Piano Territoriale Paesistico Regionale, infatti, si rivela oggi un errore clamoroso o, nella migliore delle ipotesi, una sottovalutazione. Come sottolineano gli esperti, i documenti ufficiali includono soltanto una minima parte dei siti effettivamente noti, mentre la vera mappatura dell’area emerge da studi specialistici come quelli dell’Archeoclub Ardeatino Laurentino o dalle ricerche dei coniugi Quilici del 1984, frutto di indagini rigorose e ampiamente riconosciute dalla comunità scientifica. Non tenerne conto significa, di fatto, ignorare la storia e rinunciare a comprenderla.

Intanto, i lavori per la discarica avanzano inesorabili, portando con sé il rischio concreto di compromettere o distruggere definitivamente ciò che resta. Santa Apollonia, con le sue tracce di civiltà che vanno dalla preistoria al Medioevo, rappresenta un autentico paesaggio stratificato, capace di restituire la memoria di comunità scomparse. Sostituirlo con un deposito di rifiuti non significa soltanto perdere frammenti, tegole o cocci, ma disperdere un tessuto storico che unisce le generazioni e che oggi rischia di essere sepolto sotto un tappeto di scorie.

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Last modified: Agosto 16, 2025
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