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Omicidio a Rovigo: fermato ad Aprilia il presunto assassino di Amine Gara, 23 anni

Aprilia (venerdì, 25 luglio 2025) — Un regolamento di conti finito nel sangue. Cinque giovani fermati, un morto e un ferito grave: la violenza esplode nel cuore di Rovigo. A colpire Amine sarebbe stato un connazionale pakistano armato di bottiglia rotta e con il volto coperto da un passamontagna.

di Sofia Cilli

È stato catturato ad Aprilia, dopo giorni di indagini serrate, il giovane pakistano accusato di aver inferto il colpo mortale ad Amine Gara, 23 anni, tunisino, ucciso domenica scorsa durante una violenta rissa nel centro di Rovigo. L’agguato – feroce, premeditato e sanguinoso – è avvenuto nel Parco delle Due Torri, a due passi dal monumento a Giacomo Matteotti, poco prima della mezzanotte tra sabato e domenica.

A mettere le manette al presunto killer sono stati gli agenti della Squadra Mobile di Latina, in coordinamento con le Questure di Rovigo e Chieti. Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla procuratrice di Rovigo, Manuela Fasolato, il giovane arrestato avrebbe colpito Gara al collo con un coccio di bottiglia, provocandogli uno choc emorragico fatale. Lo avrebbe fatto indossando un passamontagna per nascondere il volto, dettaglio che ha portato la Procura a contestare anche l’aggravante della premeditazione.

Un agguato per vendetta: la ricostruzione dell’omicidio

La rissa, culminata nell’omicidio, sembra essere stata una risposta violenta a un’aggressione avvenuta due giorni prima, il 17 luglio: secondo gli inquirenti, Amine Gara, insieme a un gruppo di giovani tunisini e marocchini, avrebbe aggredito due pakistani. Il 19 luglio sarebbe arrivata la controffensiva: cinque ragazzi di origine pakistana si sarebbero organizzati, armati di bottiglie rotte e oggetti contundenti, per tendere un’imboscata al gruppo rivale.

Nel caos della rissa, un altro giovane tunisino – amico di Amine – è rimasto gravemente ferito. Solo il tempestivo intervento dei sanitari ha evitato un secondo omicidio.

Le prime testimonianze, raccolte dagli agenti della Questura di Rovigo tra i passanti ancora presenti in centro, si sono rivelate decisive per identificare i responsabili. Tre dei cinque fermati sono attualmente indagati anche per tentato omicidio nei confronti del giovane tunisino sopravvissuto all’attacco.

Le accuse: omicidio premeditato, tentato omicidio e concorso anomalo

La Procura ha delineato un quadro accusatorio preciso: oltre al fermo del presunto assassino, gli altri quattro coinvolti sono indagati a vario titolo. Alcuni per concorso materiale nel tentato omicidio, altri per “concorso anomalo”, ovvero per aver partecipato attivamente a una rissa violenta che ha avuto esiti letali, pur senza aver colpito direttamente le vittime.

«L’aggressione è stata pianificata – ha spiegato la procuratrice Fasolato – i partecipanti si erano armati e uno di loro si è persino coperto il volto per non farsi riconoscere. Si tratta di un’escalation criminale nata da un precedente episodio di violenza».

Un episodio che riaccende i riflettori sul degrado giovanile e le tensioni tra bande

L’omicidio di Amine Gara scuote Rovigo e accende nuovamente il dibattito sulla sicurezza nei centri urbani e sulle tensioni latenti tra gruppi giovanili, spesso legati a origini etniche diverse ma uniti da dinamiche di violenza tribale. In pochi minuti, il cuore della città si è trasformato in un teatro di sangue, tra bottiglie rotte, coltelli e rancori covati a lungo.

Ora, con l’arresto del presunto assassino e il fermo degli altri quattro ragazzi, si attende l’evoluzione delle indagini e la decisione del giudice sul convalida dei provvedimenti. Nel frattempo, la comunità di Rovigo piange un ragazzo di 23 anni e si interroga su come sia stato possibile arrivare a tanto.

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Last modified: Luglio 25, 2025
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