Aprilia (lunedì, 12 gennaio 2025) — Ad Aprilia il diritto allo sport rischia di restare solo sulla carta. A denunciarlo è Giulio Ciuferri, presidente dell’ASD Pallavolando a tutto tondo 5 Rondini Aprilia, che punta il dito contro una situazione che, a suo giudizio, sta privando persone fragili di inclusione, socialità e dignità.
di Sofia Cilli
La riflessione parte dalla recente modifica dell’articolo 33 della Costituzione italiana, che ha inserito esplicitamente lo sport tra i valori fondamentali, riconoscendone la funzione educativa, sociale e di promozione del benessere psicofisico. Con il nuovo comma, lo Stato è chiamato a promuovere la cultura fisica e sportiva in collaborazione con la scuola e le associazioni, anche come strumento di prevenzione della violenza. In questo quadro, lo sport diventa a tutti gli effetti un diritto di ogni cittadino.
Un diritto che, secondo Ciuferri, ad Aprilia non viene garantito, soprattutto ai soggetti più fragili. Il Comune, commissariato per infiltrazioni mafiose, è sottoposto a procedure particolarmente rigide, tra cui il passaggio obbligato del parere antimafia. Una tutela necessaria e condivisibile, ma che – sostiene il presidente dell’associazione – sta producendo effetti paradossali quando viene applicata senza distinguere tra attività a rischio e progetti a forte valore sociale.
Al centro della vicenda c’è il progetto “Lo sport che vogliamo”, nato quindici anni fa e costruito insieme a diverse realtà del territorio. Un percorso di sport inclusivo che mette fianco a fianco atleti normodotati e persone con disabilità o fragilità, favorendo integrazione, relazioni e crescita reciproca. Grazie a un protocollo d’intesa con il Comune, negli anni soggetti fragili sono stati indirizzati all’associazione per praticare sport gratuitamente, mentre la società sportiva si è sempre fatta carico dei costi delle attività. Un impegno che ha permesso non solo di offrire un servizio concreto alle famiglie, ma anche di far conoscere Aprilia a livello nazionale come esempio positivo di inclusione.
Nonostante questo percorso, l’associazione non ha ottenuto la possibilità di riprendere le attività in deroga, nemmeno limitatamente ai progetti inclusivi. In assenza di risposte da parte dell’amministrazione, Pallavolando è stata costretta a sospendere tutte le iniziative, compreso il C.A.S.P. – Centro Avviamento allo Sport Paralimpico, un riconoscimento conferito dal Comitato Italiano Paralimpico che per anni ha reso l’associazione l’unica nel Lazio a detenere questo titolo, oltre ad altri progetti realizzati in collaborazione con l’USAcli.
Secondo Ciuferri, il silenzio istituzionale è incomprensibile e inaccettabile: l’associazione non rappresenta un costo per il Comune, ma al contrario fornisce un servizio essenziale alla comunità, restituendo alle famiglie momenti di normalità e socializzazione. Dietro il blocco delle attività, denuncia il presidente, c’è il rischio concreto che la rigidità burocratica finisca per colpire proprio chi avrebbe più bisogno di tutele.
«Nascondersi dietro una procedura e negare lo sport a soggetti fragili significa privarli di un diritto fondamentale», conclude Ciuferri, definendo la situazione “vergognosa”. Un’accusa forte, che riapre il dibattito sul difficile equilibrio tra legalità, prevenzione e diritti sociali, e sulla necessità di trovare soluzioni che non lascino indietro nessuno.
Last modified: Gennaio 12, 2026

