Aprilia (domenica, 3 agosto 2025) — Un’altra pesante sconfitta arriva per il Comune di Aprilia, travolto da una nuova sentenza che fa luce su una vicenda annosa: diverse strade del centro cittadino sorgono su terreni privati mai formalmente espropriati. Un errore urbanistico trascinatosi per decenni, che ora rischia di costare caro.
di Sofia Cilli
Al centro del contenzioso ci sono alcune particelle catastali che corrispondono oggi a tratti di via Piave, via Isonzo, corso San Giovanni XXIII, via dei Mille e via Emilia. Si tratta di suoli utilizzati per la realizzazione della viabilità urbana, ma senza che il Comune abbia mai avviato alcuna procedura formale di esproprio nei confronti dei legittimi proprietari.
Il caso era già approdato al TAR di Latina, che lo scorso febbraio aveva dato ragione a dieci cittadini – gli eredi Cossettini – riconoscendo l’illegittimità della gestione comunale. L’Amministrazione apriliana aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato, ma anche in questo secondo grado di giudizio è uscita sconfitta: l’appello è stato respinto in toto, confermando integralmente quanto stabilito dal TAR.
La sentenza che inchioda il Comune
Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato, il Comune non è riuscito a dimostrare in alcun modo di essere proprietario delle aree contese. La tesi secondo cui i terreni sarebbero stati acquisiti “per effetto dell’urbanizzazione eseguita dai privati” o in virtù di una vecchia sentenza del Tribunale di Latina del 2008 è stata giudicata inconsistente.
“La sentenza del Tribunale di Latina – si legge nel provvedimento – non contiene alcuna attribuzione di proprietà al Comune, ma si limita a rigettare una domanda, senza entrare nel merito della titolarità dei suoli.” Inoltre, “non vi è traccia di alcuna richiesta di accertamento della proprietà, né di un pronunciamento sull’eventuale realizzazione di una fattispecie di occupazione usurpativa”.
In altre parole, il Comune di Aprilia ha per anni fatto uso pubblico di quei terreni, senza averne mai acquisito formalmente la titolarità.
Un errore lungo decenni
La vicenda ha radici lontane, ma il contenzioso legale è esploso nel 2015, quando gli eredi Cossettini hanno chiesto formalmente all’Amministrazione comunale di procedere con l’esproprio delle loro terre, ormai da decenni trasformate in strade pubbliche. Nessun provvedimento, nessun indennizzo, nessuna risposta concreta: anzi, sui terreni continuavano a pagare regolarmente l’IMU.
In un tentativo maldestro di regolarizzare la situazione, il Comune ha provato a intestarsi i terreni attraverso l’articolo 31 della legge 448/1998, che consente l’acquisizione gratuita di suoli ad uso pubblico da oltre vent’anni, ma solo previo consenso dei proprietari. Consenso che, in questo caso, non è mai arrivato.
Una lunga battaglia legale e la resa dei conti
Dopo anni di silenzi e rinvii, i proprietari hanno intrapreso una lunga battaglia legale, sfociata in un doppio pronunciamento favorevole: prima del TAR, poi del Consiglio di Stato, che ha smontato punto per punto le argomentazioni dell’Amministrazione. I giudici hanno rigettato tutti e sei i motivi d’appello e chiarito che, anche qualora si fosse trattato di urbanizzazione avvenuta negli anni ’60, non sarebbe stato previsto alcun obbligo di cessione gratuita, introdotto solo nel 1973. E comunque, di quella presunta cessione, non esiste alcuna traccia documentale.
Non solo: è stata esclusa anche la possibilità di invocare l’usucapione, poiché il termine legale non risulta decorso e la richiesta formale dei proprietari – risalente già al 2001 – ha interrotto la continuità del possesso da parte del Comune.
Condanna alle spese e possibile valanga di ricorsi
La decisione del Consiglio di Stato non solo mette la parola fine a una battaglia legale durata quasi dieci anni, ma impone anche un costo immediato: il Comune di Aprilia è stato condannato a pagare 10.000 euro di spese processuali.
Ma le conseguenze potrebbero non finire qui. La sentenza conferma una linea giurisprudenziale che può aprire la strada ad altri contenziosi analoghi, con richieste di risarcimento potenzialmente pesantissime. Per i cittadini coinvolti è una vittoria tanto simbolica quanto sostanziale: ora attendono l’avvio delle procedure di esproprio e il pagamento degli indennizzi, interessi compresi.
Per il Comune, invece, si tratta dell’ennesima mazzata giudiziaria in ambito urbanistico, che rischia di trasformarsi in una vera e propria emorragia di risorse pubbliche. E la storia delle strade mai espropriate potrebbe non essere finita.
Last modified: Agosto 2, 2025

