Scritto da 11:28 am Aprilia, Cronaca, Top News

Nuovo stop dalla Cassazione a Luca De Luca, braccio operativo del clan Forniti

Aprilia (martedì, 29 luglio 2025) — La Corte di Cassazione ha respinto, per la seconda volta in pochi mesi, un ricorso presentato da Luca De Luca, 68 anni, originario di Nepi, indicato dagli investigatori come uno dei principali referenti del clan mafioso radicato ad Aprilia e guidato dal latitante Patrizio Forniti.

di Sofia Cilli

Dopo la prima bocciatura – arrivata a novembre scorso e resa pubblica a gennaio 2025 – i giudici di legittimità tornano a pronunciarsi, confermando la nuova misura cautelare in carcere disposta nei confronti di De Luca dal Gip Francesco Patrone lo scorso 10 febbraio. Una misura scaturita da una seconda tranche dell’operazione “Assedio”, l’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che ha già portato allo scioglimento per mafia del Comune di Aprilia.

Il ricorso, proposto dai legali di De Luca, Francesco Mercadante e Massimo Biffa, è stato dunque rigettato anche questa volta, lasciando intatto il quadro accusatorio che inchioda il presunto “prefetto” della criminalità pontina a una fitta rete di minacce, estorsioni e rapporti collusivi con il potere politico locale.

Il clan, la bomba, e l’estorsione a Urbano Tesei

Nel nuovo filone d’indagine, Luca De Luca è accusato – insieme ad altri esponenti del clan Forniti – di aver orchestrato e autorizzato una serie di atti intimidatori ai danni dell’azienda di trasporti Nuova Tesei Bus s.r.l., storica concessionaria del trasporto scolastico ad Aprilia.

Due gli episodi chiave ricostruiti dagli inquirenti: il ritrovamento di una bomba a mano sul cancello della sede dell’azienda nel gennaio 2020 e, pochi mesi dopo, il rinvenimento di due proiettili nel parcheggio della stessa ditta, situata in via Nettunense. Entrambi gli atti sarebbero serviti a indurre Urbano Tesei, imprenditore e titolare della società (già indagato nel primo filone di “Assedio”), a cercare “protezione” proprio presso lo stesso sodalizio mafioso che li aveva organizzati.

Dietro i gesti intimidatori, secondo la DDA, c’erano Luigi e Antonio Morra, padre e figlio, indicati come esecutori materiali, e ancora Marco Antolini, oltre al boss Forniti e allo stesso De Luca. Tutti, secondo le accuse, avrebbero agito per “sollecitare riconoscenza” a fronte dell’ottenimento pilotato dell’appalto pubblico per il servizio scolastico, facilitato da rapporti privilegiati con l’amministrazione comunale, in particolare con gli ex politici Terra e Principi.

Il ruolo della “riconoscenza” e l’ombra del patto politico-mafioso

Per i giudici della Cassazione, che si rifanno a quanto già evidenziato dal Tribunale del Riesame di Roma, le estorsioni ai danni dei fratelli Tesei vanno interpretate come strumenti di pressione mafiosa, finalizzati non solo a ottenere denaro, ma anche a ribadire l’obbligo di fedeltà nei confronti del sodalizio criminale che li aveva “favoriti” nell’aggiudicazione dell’appalto pubblico.

Un passaggio particolarmente duro della sentenza chiarisce come il clan fosse deluso dall’atteggiamento dei Tesei, che “non avevano manifestato la dovuta e tangibile riconoscenza”, motivo per cui vennero sottoposti alle intimidazioni. La Cassazione, respingendo il ricorso, sottolinea inoltre come De Luca avesse ricevuto direttamente il denaro dall’imprenditore, destinandolo al sostentamento in carcere del boss Forniti, in una dinamica tipica delle organizzazioni mafiose consolidate.

Il peso crescente dell’indagine “Assedio”

L’intera vicenda si inserisce nel quadro più ampio dell’operazione “Assedio”, che ha messo a nudo una rete criminale strutturata e radicata nel tessuto politico, economico e amministrativo della città di Aprilia. Con questa nuova conferma da parte della Cassazione, si rafforza ulteriormente il lavoro della DDA romana, che già nel primo filone aveva raccolto decine di arresti e sequestri patrimoniali per milioni di euro.

Luca De Luca resta così al centro di un’indagine che scuote nel profondo la provincia pontina, rivelando come la logica mafiosa possa ancora esercitare un potere oscuro – fatto di minacce, connivenze e ricatti – anche nei gangli vitali della vita pubblica locale.

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Last modified: Luglio 29, 2025
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